Io e tu

sezione letteratura del Napoli Teatro Festival Italia 2017

14 | 24 giugno 2017
Villa Pignatelli – Casa della Fotografia

progetto a cura di Silvio Perrella
coordinamento Brigida Corrado
organizzazione Vesuvioteatro.org

Io e tu: sono i due pronomi dei poeti.
L’io che scava in se stesso, come volesse arrivare al centro della terra.
Il tu che si cerca, sporgendosi verso l’altro: amandolo, lasciandolo, anelandolo. Il tu che appare e scompare, come la passante di Baudelaire. O come il tu snodabile e plurimo, ma pur sempre uno, di Montale.
Nella loro relazione, io e tu s’inarcano nel ponte del noi.

Io e tu: è il titolo di una rassegna che nasce in contiguità con il teatro.
È la poesia la pratica letteraria più vicina a quella del teatro.
È la poesia che non ha mai abbandonato il rapporto con l’oralità.
Sono spesso i poeti a ricordare la necessità di essere accoglienti con chi è fuori di noi.

Ecco dunque dieci incontri, nati dal desiderio di fare un cerchio, prima che il sole tramonti, e di abitarlo bene. Ci sono attori che amano poeti e se ne fanno palcoscenico vocale. Ci sono poeti che dialogano con altri poeti. E ci sono voci che dalla parola parlata sanno trasbordare nel canto, come in una risalita verso l’origine. E ci sono jam-session poetiche.
Si  ascolteranno parole dal vivo e si potranno vedere film che raccontano storie di poeti del passato. E ci sarà anche una libreria interamente dedicata alla poesia.
Il tutto è accolto da Villa Pignatelli, la quale per dieci  giorni sarà una vera e propria casa della poesia.
Come anni fa si trasformava nella casa della musica da camera, lasciando che il pubblico potesse con libertà frequentare le prove. A quel modello s’ispira deliberatamente  Io e tu.

Silvio Perrella

Programma

mercoledì 14 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

ALFONSO BERARDINELLI
I miei poeti. Un’antologia personale
a seguire
MARIANO RIGILLO legge ANTONIO SPAGNUOLO con un omaggio a LUIGI COMPAGNONE
Il Canzoniere dell’assenza

ore 21:30 Film
QUI FINISCE L’ITALIA

Un critico sceglie, legge e interpreta i “suoi” poeti mostrando come la tradizione sia un fenomeno mobile e sempre in via di assestamento.
«La mia antologia personale somiglierà sia a un reading poetico che a un discorso di autobiografia letteraria. Quindi non solo lettura ma anche confessione delle proprie personali preferenze, nonché commento degli innumerevoli possibili echi che legano a distanza, anche di decenni e di secoli, un poeta a un altro. La tradizione della poesia, come sappiamo, non è riducibile a unità, è un intreccio di numerose e differenti tradizioni. Ogni lettore, ogni critico si specchia e si riconosce in una tradizione propria, anzi la costruisce intuitivamente o riflessivamente ogni volta che legge o rilegge i poeti che ama di più e che sono entrati a costruire la sua identità». Alfonso Berardinelli


Un attore legge le poesie che un poeta ha dedicato alla moglie scomparsa, come se si trattasse di nuovi Xenia montaliani. Entrambi rendono poi omaggio a un poemetto di Luigi Compagnone:“La giovinezza reale e l’irreale maturità”.

Una lettera di un anziano Umberto Saba a un giovane Antonio Spagnuolo:
Trieste, 28 marzo 1953. «Caro Spagnuolo, sebbene nulla mi dispiaccia tanto come dover esprimere pareri sulle opere altrui, le dirò che c’è davvero nei suoi versi una vena sottile di poesia ed una attenta e collaudata ipotesi di ricognizione che si fa sentire in quasi tutti i componimenti di “Ore del tempo perduto”. Un tenue abbandono, a volte lucido e raziocinante, acquista la capacità di svelare anche la memoria del simbolo. E mi perdoni se le scrivo breve; sto molto male e parto domani per una clinica, sebbene sappia, nel mio caso, che ogni cura è vana. Le auguro buon lavoro e la saluto affettuosamente, suo Saba».

giovedì 15 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

JAM SESSION
Io questo voglio che di me si sappia
Sei poetesse lette da WANDA MARASCO
a seguire
MARIANGELA GUALTIERI
Bello Mondo

ore 21:30 Film
END AND BEGINNING: MEETING WISLAWA SZYMBORSKA

Un’autrice-attrice fa delle sue corde vocali il palcoscenico per i versi altrui.
Esther Basile, Lucia Stefanelli Cervelli, Gloriana Coppola, Vera D’Atri, Rita Felerico e  Ketti Martino: sei donne come sei passioni per la poesia. La loro produzione riflette sempre la trama di altre esperienze artistiche e culturali: il Teatro, la Musica, l’impegno sociale ed educativo, la Pittura, la Filosofia. Hanno scritto versi come distillati del pensiero e di un potente sguardo interiore.


Una poetessa che è anche una donna di teatro, con la complicità di Cesare Ronconi, crea una partitura ritmica che passa dall’allegretto al grave, dall’adagio fino al grande largo finale, col suo lungo e accorato ringraziamento al bello mondo. E dispiega una sottile e singolare arte dell’elogio.
«Amo chiamare questo dare voce al verso, rito sonoro, perché mi pare che la poesia attui la propria energia massima in questa formula, lì dove una voce la modula ed una comunità provvisoria la accoglie. [ …] Ed è rito sonoro perché anche il silenzio ha una sua parte fondamentale, il silenzio fra le parole, il respiro di chi ascolta, l’ispirazione del dire che tenta di riscrivere al presente, l’ispirazione dell’ascoltare. Continuo così il mio cammino dentro l’energia orale aurale della poesia, grazie alla particolarità di essere nata come poeta dentro una compagnia teatrale, nella frequentazione di strumenti di amplificazione della voce, sotto la guida di un regista, in quei luoghi di alto raccoglimento che sono le sale prova dei teatri, e in un mondo in cui la voce deve saper dialogare col silenzio. Mi sono dunque preparata alla consegna orale dei versi, nella certezza che essa sia un’antica, attuale via alla comprensione e compassione del mondo» Mariangela Gualtieri

venerdì 16 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

JAM SESSION Stato d’assedio
ENZO SALOMONE legge MAHMOUD DARWISH  – Suoni dal vivo di TOMMASO ROSSI
(in collaborazione con Casa della Poesia di Baronissi)
a seguire
FRATELLI MANCUSO
Cantu

ore 21:30 Film
WRITE DOWN, I AM AN ARAB

Un attore s’impossessa della forza drammatica di Stato d’assedio, il poemetto di Darwish. E si fa accompagnare da un flautista. E verso dopo verso ci conduce in un mondo in cui la Storia è un terremoto che non risparmia nessuno.
“Stato d’assedio” (Hàlat Hisàr) di Mahmoud Darwish, è un “testo”, come lo ha definito lo stesso autore, elaborato a Ramallah nel gennaio 2002, nelle settimane in cui la città era assediata dalle truppe israeliane del generale Ariel Sharon. Mahmoud Darwish, che a Ramallah viveva, si è trovato perciò nella hàla, ossia nella “condizione” di assediato.
Lo “stato dell’assedio” nei versi di Darwish va al di là della condizione di vita nella quale si trovano le moltitudini concrete di cui il poeta è portavoce, di queste esprimendo sentimenti e pensieri.
Sono oggetto di riflessione: la poesia nel suo farsi, la storia, il “luogo”, ossia lo spazio del pensiero, la forza che è impressa nell’affermazione della propria identità.
Il poemetto di Darwish si può leggere sul rovescio della famosa poesia di Kafavis, Aspettando i barbari. Lì l’assedio è solo immaginario, ma già presente; qui è reale, e perturba ogni immaginazione.


Due veri fratelli cantano e suonano tenendo i loro corpi vicini vicini nell’abbraccio. “Cantare – dicono – è provare a dare nome a ciò che nome ancora non ha. Cantare significa scavare, senza sosta, alla ricerca di una lingua universale, cercando in quel suo riverbero sonoro l’alfabeto di una nuova fratellanza”.
Enzo Mancuso: canto, chitarra classica, saz baglama, ghironda, violino, sipsy
Lorenzo Mancuso: canto, chitarra classica, harmonium, percussioni
Dopo il riconoscimento al Festival del Cinema di Venezia in cui è stato assegnato loro il Premio Sound Track Stars per la composizione della colonna sonora nel film “Via Castellana Bandiera”, della regista Emma Dante, i Fratelli Mancuso propongono un concerto che è l’occasione per conoscere approdi ancora inediti della loro ricerca musicale. Una ricerca poetica, un diario intimo, un linguaggio che affida al canto e alla memoria la bussola per navigare nel mare aperto della contemporaneità. Canti di tradizione, musiche che sulla scena teatrale irrompono e si confrontano con le esperienze internazionali più innovative.

sabato 17 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

JAM SESSION
GIOVANNA MARMO e LUIGI TRUCILLO
a seguire
VALERIO MAGRELLI

Millennium poetry. Viaggio sentimentale

ore 21:30 Film
THE SEASONS IN QUINCY: FOUR PORTRAITS OF JOHN BERGER

Un io femminile e un tu maschile a confronto.
Due poeti diversi per età e linguaggio abitano per un tardo pomeriggio lo stesso spazio.
Oltre i titoli di coda è l’ultimo, convincente lavoro di Giovanna Marmo.
Fresco di stampa è Altre amorose di Luigi Trucillo; vi figura, tra le altre, una poesia dedicata al Tu.


Un poeta si fa viaggiatore tra i versi di chi lo ha preceduto lungo i secoli. Dalle origini della nostra letteratura fino ai “nati nel Novecento”, come Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Vittorio Sereni e Amelia Rosselli.  Dopo di che, finita la lettura dei classici, passa a qualche testo che ha composto egli stesso lungo gli anni.
«Presentare Millennium Poetry richiede qualche spiegazione. Più che di un’antologia, parlerei di un album fotografico nato da molti anni di letture, una raccolta di istantanee, una schedatura ludica e appunto “sentimentale”.
Da qui il tono diretto e colloquiale, gli accostamenti inconsueti e il frequente ricorso a Wikipedia. Infatti credo che, in alcune occasioni, il venir meno dell’apparato critico possa sveltire l’esposizione. Sono convinto che, paradossalmente, lavorare con quel simulacro di biblioteca costituito dagli strumenti presenti in rete, costituisca un esercizio proficuo. Perché non immaginare una nuova disciplina, paragonabile a ciò che è il “corpo libero” rispetto alla ginnastica “con l’ausilio di attrezzi”, o a quel che nel canottaggio è il “quattro senza”, privo di timoniere?»  Valerio Magrelli

lunedì 19 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

ANDREA GIOVENE e PIETRO LA VIA
Tradurre se stessi nel mondo
con RUGGERO CAPPUCCIO e SILVIO PERRELLA, letture di CLAUDIO DI PALMA

ore 21:30 Film
SHAKESPEARE: THE HIDDEN TRUTH

Due amici mettono a confronto le scritture e le storie di due autori che non hanno ancora avuto una vera collocazione nel panorama culturale del Novecento. E ne sottolineano le contiguità biografiche e le originalità. E suggeriscono a un attore di leggere non solo i loro testi, ma anche le traduzioni, sia da Shakespeare e sia da Catullo.

Formatisi agli albori del Novecento, Pietro La Via e Andrea Giovene vengono qui accostati forse per la prima volta. Uno filosofo, l’altro memorialista, furono entrambi degli outsider. Appartennero a un’aristocrazia che seppe scendere nella vita e nei tumulti della Storia. E sia l’uno sia l’altro vide nella poesia la lingua primaria della verità.

martedì 20 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

JAM SESSION
Levania, una rivista di poesia
a cura di EUGENIO LUCREZI e MARCO DE  GEMMIS, con PAOLA NASTI ed ENZA SILVESTRINI – Suoni dal vivo di TONINO TAIUTI
Leggono i levaniani CARMINE DE FALCO, BRUNO DI PIETRO, EMMANUEL DI TOMMASO, MARISA PAPA RUGGIERO, ANTONIO PERRONE, ENZO REGA
a seguire
MIMMO BORRELLI
Con la lengua sperduta di Michele Sovente

ore 21:30 Film
PAROLE POVERE

Una rivista, che è un luogo polifonico di scelte,  raduna i suoi redattori-poeti perché ne traccino la strada già percorsa. Li accompagna con suoni zampillanti dall’istante un attore-musicista-pittore.
Dall’editoriale del numero zero (novembre 2011):[ …] Una rivista di poesia nasce a Napoli: in ossequio alla migliore tradizione novecentesca, che ha visto farsi sempre più intensa l’interferenza tra linguaggi diversi, presenteremo, insieme alle scritture, il lavoro di artisti, scelti di preferenza tra quelli impegnati nella ricerca della comune origine segnica di figure e parole. Nella convinzione che pensare la poesia costituisca un’attività critica ed una forma di resistenza all’insensatezza, la redazione sarà attenta alle intersezioni della poesia con le discipline scientifiche e con la filosofia, presentando contributi teorici e saggistici. La rivista si chiama «Levania» in omaggio a Sergio Solmi, che così intitolò, negli anni ’50, un’esile raccolta ispirata a un librino del Seicento, il Somnium, seu Opus de astronomia lunari, opera oscuramente utopica di Johannes Kepler. Nel quale è scritto che «in aetheris profundo sita est LEVANIA insula»: si tratta della luna, eterna ispiratrice dei poeti. Keplero ci racconta la visione indiretta della luce e lo struggimento della distanza astronomica dal calore della vita; e Solmi, lettore ineguagliato di Giacomo Leopardi, ne raccoglie la suggestione. Dell’autore di Levania ebbe a scrivere Franco Fortini: «Il rifiuto di affrontare temi e realtà troppo laceranti lo conduce a vagheggiare alcuni vasti miti culturali dell’età contemporanea, come i voli spaziali e la fantascienza». Solmi, dunque, non guardò la Medusa negli occhi, anche quando ebbe a scrivere, in Dal quaderno di Mario Rossetti, pagine intense sulla Resistenza. Ma in lui, poeta «del ritegno, ragionante e civile» (ancora Fortini), agirono inaspettate accensioni di pensiero avvenire, innescate dall’attitudine sperimentale che sempre sottende chi guarda alla letteratura come a un corpo vivo che si trasforma. […]


Un attore-autore dà voce e corpo alla lingua di un poeta, che è quasi un suo parente, per via di geografia e per via di espressività.  Un linguaggio stratificato suona potente come un’intera orchestra tellurica. Lo accompagna un amico che si è fatto ponte tra i due.
«[ …] Ernesto Salemme, che mi aveva avviato agli studi teatrali, cercava di convincere, già a quel tempo, il mio piccolo e neonato talento di autore vernacolare, a manifestarsi in scena con e soprattutto al suo fianco. In quei giorni mi parlava spesso di Michele, che secondo il suo parere era uno dei più grandi poeti del Novecento, vivente.
Mi addusse anche un altro aspetto che mi colpì molto: Michele oltre alla straordinarietà di scrivere in latino, era solito riscrivere le sue poesie traducendole dal latino in poesia e versi, nell’italiano e nel “cappellese”.
Quella lingua impasticciata e tonante, icastica e divertente, terribile e soave, della mia amata nonna Maria “delle papere”. Lingua ostica dalle “o” dell’infinito alle “strascicanze voluminari” in voce piena degli avverbi di luogo “ccò” e “llò”.
Ernesto disse a Michele: “Questo è quel ragazzo di cui ti parlavo.”
Lui rispose: “Famme senti’ guagliò”.
Lessi tutto d’un fiato una delle sue tante meravigliose composizioni: la cabaletta.
Nessuna esitazione, nessun errore, nessuna indecisione, come se quei versi nascessero dalle mie labbra in quel momento e non dall’ispirata furia “calamaica” di un genio allo scrittoio.
Il suo giudizio attese il suo tempo, rimase offuscato dal silenzio post-fiato oltre il finale.
Quel silenzio mi sembrò interminabile e non capivo se fosse ammantato dal gusto amaro del non apprezzamento, oppure “alitato” dalla meraviglia in caramella del miracolo.
Due parole:  “Che voce… tu sei la voce e tutte le voci del tuo popolo… e… anche dei miei versi.”[…] Ebbene il mio sarà il racconto indefinito. Traccerò la genesi di una poetica dove il suono rimpingua nell’articolazione volgare ed “auta” della metrica, ovvero la mia, partendo dalle fondamenta di una poesia materica e infinita, vuota e piena, apollinea e ventrale, fatta di tufo e scorze di agrumi: le tre lingue di Sovente e dei piani della sua casa.
Lo farò senza forma, senza luci, forse un banco di scuola, forse in compagnia del mio amico di tante venture: in compagnia di un compare, colui che mi ha formato, che ha costruito il mio giudizio e dato voce a coloro che spesso questa voce non hanno modo di esprimerla. Colui che volle e promosse quell’incontro. Il mio amico E.». Mimmo Borrelli

mercoledì 21 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

ANDREA RENZI legge GIORGIO CAPRONI
a seguire
JAM SESSION Piccola tribù delle lingue italiche
con FRANCO ARMINIO e DOMENICO BRANCALE (Lucania), BIAGIO GUERRERA (Sicilia), DANIEL CUNDARI (Calabria) VINCENZO MASTROPIRRO (Puglia), ANNALISA TEODORANI (Romagna)
(in collaborazione con Salerno Letteratura)

ore 21:30 Film
A SUD DI PAVESE

«Dalla lettura in solitudine della poesia quasi sempre  ricavo conforto, consolazione, allargamento dei miei orizzonti e riesco a vivere, quando lo faccio, una giornata migliore. Costa poco e mi rende piuttosto felice.  E’, al contrario di un pensiero diffuso, un’attività molto utile. Lo stesso credo possa valere per la lettura in pubblico, condivisa.
Giorgio Caproni è tra i miei poeti preferiti per la sua profondità e chiarezza. Per il suo desiderio di “far musica nuova senza abbandonare il linguaggio tonale”, e per la limpida cantabilità ma al confine del nulla, come scrive di lui Calvino. Comunicare attraverso rinnovate forme della tradizione, è la sfida che ci lancia Caproni: un viatico per guardare al futuro». Andrea Renzi


Un poeta che scrive in Italiano, Franco Arminio, e cinque straordinari poeti dialettali. Un reading in forma di spettacolo, perché i poeti invitati sono creature appassionate, con una lingua luccicante.

La poesia come euforia della voce più che come mestizia e oscurità. La poesia dialettale non è mai generica e astratta. Non mancheranno le incursioni sonore, perché dalla poesia al canto il passo è breve.

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giovedì 22 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

JAM SESSION
BRUNO GALLUCCIO e WANDA MARASCO –  Suoni dal vivo di ANTONIO RAIA
a seguire
PATRIZIA VALDUGA
Raboni – Valduga: doppio ritratto in versi

ore 21:30
proiezione dell’intervista di MARIASTELLA EISENBERG a GIAMPIERO NERI per i suoi novant’anni

Due poeti: un io maschile e un tu femminile. Ne nascono una contiguità e un confronto. L’io maschile chiede a un musicista di stargli vicino.
Con La misura dello zero Bruno Galluccio continua il suo viaggio al crocevia tra scienza e poesia; mentre Wanda Marasco fa emigrare il suo sentimento lirico ne La compagnia delle anime finte.

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Una giovane donna incontra un poeta. Cambia la vita di entrambi. Oggi che quel poeta non c’è più, chi è rimasto ne racconta in versi l’intreccio.
«I versi si leggono con quello che si sa, ma si scrivono con quello che si vive. Raboni è dentro tutti i miei versi, perché è il mio maestro e il mio amore. È dentro anche da prima, anche nei primi – quelli che gli ho portato nel 1981 – perché era già il mio maestro prima di diventare il mio amore. Ma non ha potuto farmi più grande di quello che sono: io non sono che un sassolino all’ombra di una montagna». Patrizia Valduga

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Un poeta che ha attraversato con decenza il Novecento si racconta a un’amica nel tempo del suo compleanno.
“Chi vince, perde”: così suona un aforisma di Giampiero Neri. E così suona la poesia di una persona attenta a scrutare i gesti ordinari che compongono il mondo, gli incastri sempre mutevoli ma anche sempre uguali tra l’io e il tu.  In quel che accade qui e adesso, nella luce radente che lo illumina, Neri scorge il cosmo.
Chi vince, perde, perché vincere è innanzitutto una caduta di stile.
Il 7 aprile scorso Giampietro Pontiggia, conosciuto con lo pseudonimo di Giampiero Neri, ha compiuto 90 anni.  Estraneo alla mappa delle tendenze in cui si è articolata la poesia italiana del secondo dopoguerra, Neri ha condotto la sua esperienza letteraria con radicale fedeltà ai principi che l’hanno originata: la memoria, prima di tutto, intesa come luogo minerario da cui estrarre i materiali necessari, indispensabili forse, alla vita attiva quotidiana. Lo ha intervistato, appositamente per il Napoli Teatro Festival, Mariastella Eisenberg.

venerdì 23 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

JAM SESSION
NINO DE VITA e SALVATORE PALOMBA
Lingue madri

ore 21.30 Film
SIRA – SONGS OF THE CRESCENT MOON

Due poeti di generazioni diverse s’incontrano per la prima volta. Il primo usa la lingua aspra e scura della sua contrada marsalese; il secondo attinge all’arsenale armonioso e spesso malinconico del napoletano. Nel loro incontro si scopre come il particolare di un luogo (e di una lingua) può farsi universale.

Sia Nino De Vita sia Salvatore Palomba hanno saputo instaurare rapporti con il “noi” della tradizione, incarnata in figure precise e reali, con le quali dialogare e collaborare. Per Nino De Vita si può in questo senso evocare il nome di Leonardo Sciascia e per Salvatore Palomba quello di Sergio Bruni. E’ il segno che le “lingue madri” sono davvero tali quando nascono in una rete concreta di relazioni.

sabato 24 giugno ore 19:00 | Villa Pignatelli

ANTONELLA ANEDDATONY HARRISON
Ode agli antenati (con film-poems)
Letture di Sian Rebecca Thomas
(in collaborazione con Casa della Poesia di Baronissi)

Una poetessa che conosce gli sbandamenti del mondo manda nell’aria la sua musica fatta di parole.
Le risponde un poeta che scrive in una lingua che non è la nostra, ma che affonda le sue origini nella nostra stessa cultura. In entrambi fanno capolino gli antenati, di chi ci ha preceduto lasciando scie luminose di linguaggio e di cultura.

Tony Harrison, che compie quest’anno ottant’anni, ha sempre praticato una poesia in cui il mondo classico e la cronaca guerresca dell’oggi si fondono e fanno cortocircuito.

Si è fatto scrutatore dei “vuoti” che proliferano nella vita di tutti noi. E non si è limitato al solo mondo dei versi e della poesia; ha fatto emigrare le sue

competenze linguistiche anche nella costruzione di quelli che ha chiamato film-poems. Uno di questi è dedicato proprio a Napoli e al culto delle anime pezzentelle del Purgatorio. S’intitola: “Mimmo Perella non e piu”.

Io e tu chiude dunque con l’incontro tra un poeta internazionale e una delle nostre migliori poetesse: Antonella Anedda. Sia l’uno sia l’altra, oltre a scrivere i propri versi si sono fatti traduttori di opere altrui. E in questo gesto la loro capacità di uscire da se stessi e di mettersi in ascolto dei movimenti intimi del mondo.

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Tutti gli incontri saranno accompagnati dall’Alfabeto sonoro: un tappeto di voci poetiche.
Dalla A alla Z, scandiranno Io e tu le voci dei grandi poeti di sempre, tratte dall’archivio sonoro di Casa della Poesia di Baronissi: Anna Akhmatova, Guillaume Apollinaire, Antonin Artaud, Josef Brodsky, Charles Bukowsky, Jorge Luis Borges, Paul Celan, Julio Cortazar, Roque Dalton, Carlos Drummond De Andrade, T.S. Eliot, Sergej Esenin, Paul Eluard, Alfonso Gatto, Allen Ginsberg, Nazim Hikmet, Langston Hughes, Jack Kerouac, Mario Luzi, Vladimir Majakovskij, Eugenio Montale, Pablo Neruda, Pier Paolo Pasolini, Boris Pasternak, Sylvia Plath, Ezra Pound, Izet Sarajlic, Dylan Thomas, Giuseppe Ungaretti, Dane Zajc.