Descrizione Progetto

PRIMA

Sezione Letteratura del Napoli Teatro Festival Italia 2020

a cura di Sivio Perrella
coordinamento Brigida Corrado
organizzazione Vesuvioteatro.org

dal 21 al 27 luglio 2020 ore 19.00
Bosco di CapodimonteCasino della Regina (Porta Miano)

Prima: prima di io e prima di tu.
Prima come anteriorità. Ne parlarono Vico e Leopardi.
Prima dunque come rapporto con gli antenati, ma anche con i primi
forgiatori di linguaggio.
Prima come i numeri primi. Fondatori di lessici e sintassi.
È pensando allo sterminato pullulare di acque che viene dal prima che ho dato forma alla rassegna di quest’anno.
Pensando al contempo a una dimensione spazio-temporale che frantuma l’idea di una modernità monolitica e sfocia nella moltitudine, nella pluralità, nella polifonia.
E di nuovo, come già gli anni scorsi, situarsi nel crocicchio dei linguaggi; e convocare, insieme alla poesia, la musica, la fotografia. il teatro e la scienza.
Prima, sì, come il ricordo civile delle nostre origini. Come una ricordanza. E come un necessario confronto con l’aspra vita nel nocivo tempo dei virus.

Silvio Perrella

martedì 21 luglio
NEL NOME DELLE PRIME VOCI

mercoledì 22 luglio
NEL NOME DI GIACOMO LUBRANO

giovedì 23 luglio
NEL NOME DI EMILY DICKINSON, DELLA TERRA E DELLE PIANTE

venerdì 24 luglio
NEL NOME DI AMEDEO MAIURI

sabato 25 luglio ore
NEL NOME DEI PRIMI NOMI

domenica 26 luglio
NEL NOME DELLA CASA DELLA POESIA DI BARONISSI

lunedì 27 luglio
NEL NOME DI GIAMBATTISTA VICO E GIACOMO LEOPARDI E I BUCHI NERI

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Programma

21 luglio 2020 ore 19:00
Capodimonte – Casino della Regina (Porta Miano)
NEL NOME DELLE PRIME VOCI

con Maurizio Bettini, Daniele Ventre
con la partecipazione straordinaria di Caterina Pontrandolfo

Viaggeremo nel prima ad andirivieni.
Si parte ascoltando i primi sussurri del mondo; il sorgere delle voci; il loro tentativo di articolare parole; e soprattutto la potenza a vortice del canto.

«Nei luoghi selvaggi i merli balbettano la loro cantilena infantile, nelle arcane solitudini gli usignoli lanciano a piena voce il canto dell’adolescenza, presso fiumi reconditi i cigni ripetono l’inno della vecchiaia». da Maurizio Bettini  Voci. Antropologia sonora del mondo antico (Einaudi 2008 e Il Carroccio 2018)

«Quando apparì mattutina l’Aurora che ha dita di rosa,/ ecco che allora ai compagni di nuovo imposi e ordinai,/s’imbarcassero tutti, sciogliessero i cavi di poppa./ E s’imbarcarono svelti, s’assisero chini sui remi;/postisi in fila, coi remi battevano l’onda canuta./Via navigammo di là, più oltre, angosciati nel cuore…» da Omero, Odissea (traduzione e cura di Daniele Ventre) (Mesogea 2014)

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22 luglio 2020 ore 19:00
Capodimonte – Casino della Regina (Porta Miano)
NEL NOME DI GIACOMO LUBRANO

con Mimmo Borrelli, Alberto Rollo

In quanti possono dire di conoscere i versi di Giacomo Lubrano? Potremmo dire: solo qualche sparso studioso. Eppure sono lì, potenti e sonanti, a ricordare quanto ogni cosa sia sempre sottoposta all’urto degli elementi e ai tumulti della Storia.
Dargli voce – e che voce! – costituisce la seconda tappa del nostro peregrinare nei paraggi del prima.

«Folgorante spavento,/ Spaventoso fulgor, presagio errante,/ avvampante portento…»
Giacomo Lubrano (Napoli 1619-1693)

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23 luglio 2020 ore 19:00
Capodimonte – Casino della Regina (Porta Miano)
NEL NOME DI EMILY DICKINSON, DELLA TERRA E DELLE PIANTE

con Paola Adamo, Silvia Bre, Simonetta Giordano, Piera Mattei

Emily Dickinson, in una parola l’antenata della moderna poesia americana. Voce solitaria e indagatrice, specchio ustorio e rivelatorio. I suoi versi si faranno spazio nelle traduzioni di due poetesse che sanno come trasportarli nella nostra lingua.
Emily Dickinson, botanica par coeur: soleva dire che per fare un prato c’è bisogno di un filo d’erba, di un’ape… e del sogno.
Emily Dickinson, dunque, messa a confronto con i saperi della terra.

«Se il nostro luogo è dove/il silenzioso guardarsi delle cose/ha bisogno di noi/dire non è sapere, è l’altra via, /tutta fatale, d’essere./Questa la geografia./Si sta così nel mondo/pensosi avventurieri dell’umano,/si è la forma/che si forma ciecamente/nel suo dire di sé/per vocazione». da Silvia Bre, La fine di quest’arte (Einaudi 2015)
«Piccoli gesti nello spazio concluso/quelli solo puoi compiere/provare inutilmente/a riordinare gli oggetti nella casa» da Piera MatteiL’infinito dei verbi (Manni Editori 2019)

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24 luglio 2020 ore 19:00
Capodimonte – Casino della Regina (Porta Miano)
NEL NOME DI AMEDEO MAIURI

con Claudio Damiani, Igor Esposito, Vincenzo Frungillo

Nel sottosuolo del mondo sogna il passato. Chi meglio di Amedeo Maiuri ha saputo decifrarne l’alfabeto? Il sapere archeologico in lui si è sposato indissolubilmente alla poesia antica. Per lui, come per Guillen, l’infanzia del mondo era un favola di fonti.
Rileggete le sue Passeggiate campane!
Maiuri messo a confronto con i poeti di oggi; con quei poeti che sanno guardare al prima di loro con sapienza acustica e psichica.

«Ci osservavano spiriti / antichi e ombre si assiepavano intorno / e noi ad ognuno facevamo un cenno e ognuno / ci rispondeva con un saluto, parlavamo / tutte le lingue, e i nostri piedi toccavano / tutte le pietre» da Claudio Damiani, Endimione (Interno Poesia Editori, 2019)

«Amo il diverso perché non è mai uguale al mio sale. Amo chi sa ascoltare l’oscurità del male e senza l’elettrica luce della sera amo scavare dentro il mio, il tuo, il nostro buio. Amo chi scrisse: amo d’un amore immutabile e fedele. Amo dissipare il verbo amare, amo giocare e più infinitamente guardare il mare.» da Igor Esposito, La memoria gatta (Magmata 2019)

«Non si afferra ciò che ci precede./ E allora si pone sulla bilancia la propria vita, /e la propria morte, chi tenga in equilibrio il tutto/non si conosce. La chiamo meccanica pesante/questo stare fermi a guardare il sistema di leve/ in cui siamo entrati senza far rumore.» da Vincenzo Frungillo Le Pause Della Serie Evolutiva (Oédipus 2018)

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25 luglio 2020 ore 19:00
Capodimonte – Casino della Regina (Porta Miano)
NEL NOME DEI PRIMI NOMI

con Maria Grazia Calandrone, Sonia Gentili, Enza Silvestrini

I poeti sono i battezzatori del mondo. I nomi? Ne fanno danza esatta e frastornata. Se fosse per loro celebrerebbero infiniti matrimoni tra le parole e le cose e fonderebbero una singola scienza per ogni singola cosa-nome.
E le donne, che sanno dare la vita, le donne sono lì in prima fila con le loro voci.

«Ci sono le rondini, le ciliegie, l’aria, il purè, gli abbracci, i gatti, il pane caldo, i binari che brillano al sole, portare il formaggio alla volpe di Villa Pamphili, i libri, i baci, le polpette, il ronzio di una bicicletta azzurra che fila (…) e l’odore dei tigli in pieno giugno a San Saba. Per ciò vale la pena essere nati.» da Maria Grazia Calandrone, Giardino della gioia (Mondadori 2019)

«Il nome è il lungo strascico / di seta dell’abito/bruciato / finito/abbandonato / dalla notte // la meta è un nome / e sosta nella notte // corre moltiplicandosi / la strada e i raggi / della ruota sono fermi / sono le ossa splendenti / della notte» da Sonia Gentili, I quattro gesti della creazione (Nino Aragno Editore, 2020)

«Poco a poco/ il mondo scompare/ inghiottito dal buio nulla// …/ anche i nomi/ tutti i nomi/ quelli delle cose dell’amore, dell’ira o di ciò che resta/ vanno via in qualche botola lontana» da Enza Silvestrini, Controtempo (Oédipus 2018)

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26 luglio 2020 ore 19:00
Capodimonte – Casino della Regina (Porta Miano)
NEL NOME DELLA CASA DELLA POESIA DI BARONISSI

25 anni di Casa della Poesia
con Enzo Ragone
con la partecipazione straordinaria di Mauro Di Domenico

A Baronissi c’è una vera casa che vive di poesia e di poeti. Li ospita, ne ascolta le voci, prova a diffonderne i suoni. E ne archivia le voci. Raffaella Marzano e Sergio Iagulli sono i depositari di un dizionario di soffi: venti, rabbie, gioie, furori civili, mescola di lingue per sconfiggere i razzismi di chi impasta la prosa del mondo con la violenza.
Esempio solitario di accoglienza delle voci, chi vuol saperne di più della poesia deve prima andare a Baronissi.
Ne festeggiamo i cinque lustri di vita ricordando anche Luis Sepulveda che a Baronissi c’è stato.

«Sì, ho detto di sì/Ho lasciato entrare/il cavallo di Troia./Con lui il tormento,/il forestiero assetato./Anonimo lui, apparizione./La mia mano racchiudeva/gli oracoli,/la voragine./La mia mano di linee,/millenaria e piccina/aperta a ospitare/l’odio e l’amore.» da Carmen YáñezTrincee (trad. Raffaella Marzano)

«L’ultimo suono del tuo addio,/mi disse che non sapevo nulla/e che era giunto/il tempo necessario/di imparare i perché della materia./Così, tra pietra e pietra/seppi che sommare è unire/e che sottrarre ci lascia/soli e vuoti. (…)» da Luis Sepulveda, La più bella storia d’amore (trad. Raffaella Marzano)

27 luglio 2020 ore 19:00
Capodimonte – Casino della Regina (Porta Miano)
NEL NOME DI GIAMBATTISTA VICO E GIACOMO LEOPARDI E I BUCHI NERI

con Antonio Biasiucci, Mariafelicia De Laurentis, Fiorinda Li Vigni
con la partecipazione straordinaria di Alfio Antico
in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Vico e Leopardi amavano l’anteriorità, cioè quel che ci precede e ci radica nel terriccio del mondo come alberi-umani. Entrambi anticipatori delle costellazioni di Benjamin, per il quale quando il già stato fa rima con l’adesso viene avanti un nesso luminoso.
Baluginii, fosfeni, buchi neri, rotazioni tutte da studiare. Un’astrofisica, un fotografo e una filosofa si fanno dare il ritmo dalla telluricità primordiale delle tammorre. È così che il pensiero si mette a ballare sulla soglia del commiato.

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