SportOpera 2004 2017-05-30T21:53:52+00:00

Project Description

Festival SportOpera 2004

prima edizione

20-30 settembre | Napoli

SportOpera è un festival di teatro e arti performative dedicato allo sport e al suo legame con la cultura.

direttore artistico Claudio Di Palma
organizzazione Vesuvioteatro

Premio SportOpera 2004
ideato e realizzato dallo scultore Riccardo Dalisi
a Piera Degli Esposti

Il Festival SportOpera è una rassegna  di teatro, cinema, sport e letteratura. Ancor più precisamente è una rassegna del teatro e del cinema ispirati ad eventi sportivi e si presenta come un progetto che comprende, oltre a rappresentazioni teatrali e proiezioni cinematografiche, mostre, laboratori per ragazzi, meeting sportivi, incontri letterari e testimonianze di grandi protagonisti dello sport.

Il Festival è un articolato ed attento osservatorio su quel  mondo artistico che ha scelto di dedicare la propria ricerca espressiva  allo spirito creativo e ricreativo dello sport e si pone come una occasione unica di confronto spettacolare tra ”arti” accomunate da dinamiche e simboli assai simili.
Il Festival proporrà curiosi quanto coerenti percorsi comuni tra arte e sport per recuperare all’arte l’indispensabile “base popolare”
cui lo sport fa riferimento. Il programma, con attenzione ampia e rinnovabile, tenderà a disegnare itinerari spettacolari in cui gli scenari di poesia e passione evocati dallo sport coinvolgano attraverso una calibrata cifra artistica entusiasmi e riflessioni del pubblico. Mira, in questo modo, a favorire un rapporto più consapevole e qualificato dei giovani con lo sport e, più in generale, ad evidenziare e riscoprire i valori stilistici e le ispirazioni che l’arte ha colto dalla forza e la grazia del gesto atletico. L’articolazione della rassegna è caratterizzata da sezioni tematiche. Segmenti narrativi relativi al cinema e al teatro delineeranno ottiche e prospettive diversificate su eventi o temi legati al mondo dello sport. Le varie declinazioni dell’arte, insomma, al “ servizio” di piccole o grandi storie di sport.  Così elaborato, il progetto, costituirà un caleidoscopio di immagini in grado di interpretare ed esaltare gli argomenti dello sport e, unitamente ad incontri con importanti protagonisti del mondo sportivo (agonistico e letterario) può rappresentare un suggestivo incrocio di visioni spettacolari e confronti critici.

Il Festival prevede, inoltre, l’allestimento di mostre  fotografiche, di pittura e/o esposizioni di collezionismo su temi sportivi, l’organizzazione di eventi agonistici  che richiamino il  “territorio” ad un impatto concreto e diretto con le dinamiche fisiche dello sport e soprattutto una mini rassegna dedicata a bambini e  ragazzi comprendente laboratori, animazioni e spettacoli teatrali.
In definitiva il Festival SportOpera si presenta come un grande e affascinante circo sportivo che si rappresenta su palchi, piste, cortili, stadi e strade alla ricerca di quelle proiezioni e di quei riflessi che il teatro, il cinema e la società hanno, ad esempio, individuato in fenomeni di massa come il tifo o in irripetibili   e storiche finali di Coppa del mondo. Alla ricerca della poesia di uno scatto di Fausto Coppi sui Pirenei. Alla ricerca dei colori che può fornire il robusto volteggio di un ginnasta.

memorie sportive tra parole e poesia
I contesti, le motivazioni, le implicazioni culturali e sociali relative a momenti di sport come occasioni di lettura delle miserie e degli splendori dell’uomo.


lunedì 20 settembre 2004 ore 19:30
Teatro Trianon

Interneapolis

Teatrocronache dello sport a Napoli
Giorgio Porrà (Sky Sport)
incontra
Antonio Juliano ex calciatore del Napoli e della Nazionale Italiana
Paolo De Crescenzo allenatore della Nazionale italiana di pallanuoto
Vittorio Dini
docente di storia delle dottrine politiche, Università di Salerno
Antonio Juliano e Paolo De Crescenzo riuniti a Napoli per discutere, ricordare e raccontare di sport; per ri-annotare memorie e immaginare futuro. Un incontro aperto al pubblico che con parole qualificate ed ispirate ci ricordi di come sia necessario a Napoli affiancare alla disarticolata vocazione sportiva, impegno, costanza, e attrezzature. Un dialogo tra ricordi e speranze che ci restituisca, più in generale, i motivi essenziali per fare sport a Napoli e che magari ottimisticamente ci segnali proprio Napoli come luogo ideale per ritrovare quella sapiente miscela tra fisico e involontaria propensione poetica che rende le imprese di ogni tipo, anche quelle sportive, in qualche modo storiche.


domenica 26 settembre 2004 ore 11:30
Spazio Ferrari

Libri e cazzotti

Incontro con Tullio Pironti

Tullio Pironti è un editore, ma….
Tullio Pironti è stato un pugile-scugnizzo.
Temerario? Ardito? Picchiatore?
Macché! Tecnico, timoroso e schivatore. Schivatore abile ed agile come deve essere chi solca vicoli impervi e sta lì a mezzo soffio da un gancio, un uppercut, un montante della vita.
Chi non possiede il colpo del K.O.,si sa, offre la propria incolumità all’intuizione e all’istinto, unici rimedi al maglio del destino. L’intuizione che a Pironti mancò, per fatale indecision, nell’affrontare l’energumeno Zara gli venne utile poi. La luce, spenta, per via del grosso Zara e del suo pugno si è riaccesa più tardi a rischiarare pagine di libri ed ora Tullio Pironti è un editore…illuminato. Raro. Prezioso. Incontrarlo è ascoltare la sua storia, le sue storie di boxe, gli incontri sostenuti con bruti d’ogni risma, di incontri goduti con Fellini o la Pivano. Le pagine dei suoi LIBRI E CAZZOTTI sono segni e cicatrici di una mappa del ricordo. Ricordo vitalissimo e indelebile un po’ come certi dolori di un “ provvidenziale “ K.O.


domenica 26 settembre 2004 ore 11:30
Spazio Ferrari

Teatro e boxe

a cura di Franco Ruffini

Vi è qualcosa che accomuna un’orchidea, un boxeur e un attore: il connubio di ferocia e fragilità, di natura e artifico, di forma e deformazione. Pugili in carne e ossa, pugili di fantasia, o la boxe in generale traversano il moto di rinnovamento teatrale del novecento. Non ripetere – cioè non recitare – ma compiere azioni reali, giustificate. È questo il comandamento del nuovo attore.
Franco Ruffini


martedì 28 settembre 2004 ore 19:30
Polisportiva Partenope

Gaglioffi e gentiluomini

Incontro con Vincenzo Cerami tra rugby e letteratura

Al primo allenamento con la Nazionale giovanile un pilone di più di cento chili mi franò addosso e mi fracassò un calcagno che ancora adesso, quando piove, mi fa venire in mente il rugby.
La palla ovale è elitaria e aristocratica nella sua anima, quasi volesse selezionare il pubblico in grado di comprenderne la sublime filosofia.
E’ poetico il concetto che si debba avanzare passando la palla indietro. E’ un paradosso affascinante. Mi ricorda un rebus.
Vincenzo Cerami


mercoledì 29 settembre 2004 ore 20:00
Spazio Ferrari

A me piace parlare dei portieri

Incontro con Piera degli Esposti sui portieri di football

I racconti di Piera sembrano arricchirsi di una nuova storia inaspettata e poetica come tutta la sua vita. La storia è quella dei portieri di football. Voli e surreali acrobazie dialettiche per scoprire da nuove angolazioni e inquadrature la classe dei portieri, i loro nomi che a volte risuonano come un loro tuffo. Un tuffo leggero di silenzio, un silenzio in cui si impara a riconoscere le forme di una antica e profonda sapienza. Un tuffo che  risuona di grazia e che fa: Zoff.


Lunedì 20 settembre 2004 ore 19:30
Teatro Trianon – Napoli

Joaquin Hinostroza Bellmont

lettura da Zia Julia e lo scribacchino di Maria Vargas Llosa
di Roberto Herlitzka

L’arbitro è arbitrario per definizione…il suo lavoro consiste nel farsi odiare. Unica unanimità del calcio: tutti lo odiano. Questo il ritratto sintetico, puntuale e spietato che del direttore di gioco fa Osvaldo Soriano. Ma Hinostroza Bellmont è un arbitro speciale, un asso del fischietto, rispettato da tutte le tifoserie per via della sua strordinaria capacità di giudizio. Una capacità unica scoperta da ragazzo, ma anche sua unica capacità perché, per il resto, Joaquin è essere alquanto destabilizzato. Vargas Llosa dipinge una figura surreale di arbitro perfetto con umorismo ne racconta amplessi amorosi e contrasti familiari conducendoci apparentemente verso un pacificante lieto fine. Il finale è invece una celebrazione di sangue inaspettata e violenta, dantesca carneficina che Llosa ci propone come ipotetico finale di ogni alienata passione sia pure festiva come quella pel football. L’ironia e la cruenta follia di cui sono intrise le righe di Llosa non potevano trovare interprete più appropriato del grande Herlitzka la cui lettura condurrà nei piaceri e nelle miserie del gioco del calcio.


Martedì 21 settembre 2004 ore 21:30
Nuovo Teatro Nuovo – Napoli

La mascula

di Egidia Bruno e Enzo Jannacci
liberamente tratto da La Mascula di E. Bruno
vincitore del Premio Massimo Troisi 2002 per la sezione Scrittura Comica
con Egidia Bruno
regia Enzo Jannacci
produzione Teatri 90
Una voce “femminile” per raccontare la storia di Rosalba detta la “Mascula” a cui piaceva giocare a pallone.
La storia di una passione, quella per il pallone, vissuta per quello che è e non per quello che gli altri vogliono.
La storia di un modo di essere, inconsapevole della sua libertà, e forse per questo ancora più libero.
La storia di una “libertà” che non ha bisogno di provocare.
Esiste, c’è. E questo basta a minacciare gli altri e la loro “normalità”.
A meno che l’ “anomalia della Mascula” non torni utile alla rivalsa degli altri.
A meno che la Mascula non diventi “famosa”, di modo che un paesino tra
i monti possa sentirsi meno sperduto.
Dimenticando, tutti, che Rosalba né si sente “anomala”, né si interessa dei fatti degli altri.
E se si sentono sperduti sono “fatti loro”.
E solo lei potrà decidere quale sarà il suo di “fatto”.


Mercoledì 22 settembre 2004 ore 20:00
Chiesa di San Severo al Pendino

Tour de France

Lettura-Concerto
Musiche originali di Paolo Vivaldi
Voce recitante Frida Bruno
Accordeon Gianluca Casadei
Violino Teresa Ceccato
Quando Alfonso Gatto o Dino Buzzati si muovevano al seguito delle grandi corse a tappe ne riportavano cronache da cui il ciclismo emergeva come una sorta di poema cavalleresco d’altri tempi. Gli eroi, magari investiti da una gloria lunga un giorno, si stagliavano tra le righe come fantasmi di fango o metallici corrieri dello sfinimento. Compattare il corpo letterario dei racconti di grandi giornalisti, poeti e prosatori del novecento ha dato modo a Vivaldi di comporre partiture che tra ironie ed evocazioni tendono a riprodurre il senso di una lunga interminabile corsa intorno al mondo. Un vero e proprio Giro del mondo come auspicava Gatto “… in cui Bartali penserà ai Carpazi, Coppi sognerà d’essere incoronato sul Pindo…Noi giornalisti rimarremo dopo mesi e mesi con tre o quattro corridori da tirare con la fune al traguardo del polo….”


Mercoledì 22 settembre 2004 ore 21:30
Nuovo Teatro Nuovo – Sala Assoli

Il mio doping

performance teatrale di Emanuele Arrigazzi in corsa su bicicletta sportiva
drammaturgia e regia di Luciano Nattino
produzione Casa degli Alfieri e Asti Teatro Festival
Un uomo solo in bicicletta. Epica immagine capace di infiammare l’animo di un bambino.
Corridori dalle divise fiammeggianti, multicolori. Gambe lucide segnate da muscoli tonici, gonfi, potenti. Il mondo del ciclismo come riflesso perfetto di una società bisognosa di eroi, di imprese, e priva di scrupoli, dove i valori più semplici e profondi vengono ingurgitati dalla primaria necessità del successo, della visibilità, della vittoria ad ogni costo.
Lì, come altrove, si è disposti a tutto, anche a sacrificare il proprio fisico e la mente, a mutare se stessi con qualsiasi sostanza. Non importano le controindicazioni, gli effetti sulla salute, l’importante è poter andare più forte, infrangere i limiti umani, vincere, vincere e guadagnare.
Il tutto nell’omertà più assoluta, perché il ciclismo, come altri ambienti di immagine e affari, è un mondo chiuso, rigido, con proprie regole, di ipocrisia e silenzio.
Uno sport che può vantare imprese al limite della leggenda, uomini guerrieri, semidei in lotta contro i propri limiti e le avversità della natura: montagne infinite, neve, vento, pioggia, distanze incredibili…e tutto con il solo mezzo meccanico, la bicicletta, pochi chili di tubo come prolungamento del corpo del ciclista. Valori antichi oggi infangati dall’inganno, dalla medicina messa a disposizione di macchine umane già sane, già potenti, solo per livellare le differenze, per appianare le forze che madre natura ha concesso ad ogni uomo nella sua unicità.
“Quella che presentiamo è una storia immaginata nella testa e nelle gambe di un corridore francese di oggi, liberamente tratta da cronache, biografie, libri. Dunque invenzione, metafora, per parlare di tutti coloro che vogliono vincere e guadagnare rischiando in salute e dignità. Ma la storia è anche teatro-memoria del presente in quanto pezzo di vita vera, realmente vissuta da un corridore che non vuole le luci della ribalta, che vuole mantenere l’anonimato. Nessuno se la sente di dire la verità fino in fondo e forse chi poteva farlo ci ha lasciati anzitempo.
Infine essa è una corsa dal vivo, un gesto di amore per lo sport (quello vivo) e per il teatro.”
Emanuele Arrigazzi / Luciano Nattino


Venerdì 24 settembre 2004 ore 19:00, 20:00. 21:00
Sabato 25 settembre 2004 ore 19:00, 20:00
Polisportiva Partenope

Pentathlon

cinque stanze di frontiera tra sport e arte
ideazione e regia Francesco Saponaro
video Lorenzo Scotto Di Luzio
corsa e action painting Corrado Esposito
azione tennis Francesco Faraglia, Genni Ruocco, Luca Taiuti
pittura Anders R. Burghardt
poesia Igor Esposito
azione pallanuoto Antracite Lignano, Chiara Sodano
voce recitante Peppino Mazzotta
direzione tecnica Niko Mucci
produzione Vesuvioteatro
si ringraziano Polisportiva Partenope, Lino Fiorito, Sandro Gelormini, Nicola Giuliano, Oreste Di Tota, Pasquale Saponaro

Pentathlon è un match di contaminazioni immaginato per superare il confine tra azione performativa e competizione sportiva in cui si affrontano sullo stesso terreno di gioco, senza troppe inibizioni formali, storia, letteratura, pratiche sportive, arti visive e, naturalmente, il teatro. Oltre il gioco, oltre lo sport, oltre il culto del corpo e la seduzione della vittoria, esiste la seduzione dello scontro creativo tra il gesto di un atleta e il gesto di un artista perché, al di là di tutte le degenerazioni che pure transitano a inquinare queste nobili discipline, lo sport e l’arte restano le poche questioni umane di cui possiamo ancora occuparci. Pentathlon non santifica lo sport, ma grazie allo sport racconta squarci di vita.

Ginnastica a corpo libero – Lorenzo Scotto Di Luzio e l’arte di sopravvivere
video Lorenzo Scotto Di Luzio
Se un artista resta chiuso nel suo studio troppo a lungo, per non impazzire, deve inventarsi qualcosa di stupido, magari due passi di una ginnastica improvvisata. Lorenzo fa due smorfie davanti allo specchio. Si libera con un pliè. Prova una flessione malfatta. Aggiusta una pantomima inventata. La ginnastica dell’artista va fatta così, in silenzio, avvolti dalla penombra mentre il corpo si spinge in avanti e la propria immagine prosegue il movimento. La ginnastica per artista di e con Lorenzo Scotto di Luzio, esorcizza il corpo in allungamenti irregolari ed imprevedibili, tortura e non fa sviluppare i muscoli ma serve a strumentalizzare gli atteggiamenti fisici privandoli della normale modalità motoria che all’occasione si trasforma in una sequenza elastica-estetizzante.

3000 siepi – Corri Corrado e ricorda Corradino
corsa e action painting Corrado Esposito, voce recitante Peppino Mazzotta
Corrado Esposito, artista-maratoneta, disegna e corre. Uno speaker racconta la sventurata sorte di Corradino di Svevia, nipote di Federico II, ultimo sovrano dell’illustre dinastia degli Hohenstaufen. Il 23 agosto 1268, l’esercito di Carlo d’Angiò, nei pressi di Tagliacozzo, intercetta l’esercito Svevo capeggiato dal giovane Corradino che continua la sua marcia verso l’Italia meridionale intenzionato a legittimare l’eredità che gli spetta sul Regno di Sicilia. Dopo le prime mosse di assaggio, i due eserciti accettano lo scontro campale. L’esito della battaglia si mantiene a lungo incerto, finché gli Angioini hanno la meglio. Corradino si sottrae alla cattura e inizia una rocambolesca e umiliante fuga nella campagna ma, alla fine, viene catturato dalle milizie angioine ed imprigionato. Portato in catene a Napoli, sottoposto ad un processo farsa, è condannato a morte e decapitato a soli sedici anni, sul patibolo eretto nella Piazza del Mercato della città partenopea. Con questa orrenda, ingiusta morte, finisce la dinastia degli Hohenstaufen.

Tennis – Il problema della palla e la storia del tennis italiano secondo mio padre
azione Francesco Faraglia, Genni Ruocco, Luca Taiuti
In questa sala, con l’ausilio di una mazza da scopa e un pezzetto di legno tre ragazzetti segaligni giocano alla mazza e ‘o piveso, un surrogato della pelota, del baseball, forse addirittura del tennis. Nel 1943, tra le palle di cannone e le palle universali, il problema della palla assillava il tennis italiano. La Pirelli convertiva a scopi bellici la sua produzione lasciando ai tennisti la facoltà di scegliere: “o la palla o la vita”. E così, mentre al mondo mancavano le palle, mio padre e i suoi compagni di gioco scoprivano lo sport. Il loro fisico gracile era cresciuto a intermittenza irregolare tra una fuga nel ricovero delle Fontanelle e i primi calci a un pallone di pezza sulle rampe della salita Cinesi alla Sanità. Nel 1943 Napoli, sventrata dai bombardamenti, si ribellava ai nazisti grazie all’azione eroica di alcuni scugnizzi.

Rugby – Studio per una deposizione lirica della palla ovale
pittura Anders R. Burghardt, versi da Le Ceneri di Pasolini di Igor Esposito, voce recitante Peppino Mazzotta
I versi di Igor Esposito, dedicati all’ultimo grande profeta del nostro tempo, incontrano la pittura di Anders R. Burghardt. Una grande pala d’altare interpreta la tradizione sacra delle Flagellazioni e percorre sulla tela frammenti di azioni sportive della gloriosa squadra del Rugby Partenope. Un turbinio di muscoli tesi nel massimo sforzo, la furia di una mischia, corpi brillanti di vita che si rivoltano nel fango e il dolore dello scontro fisico che non cancella mai, in nessun caso, le esultanze vittoriose dell’ultima meta. Con Anders R. Burghardt e Igor Esposito abbiamo visto in un sogno Pier Paolo Pasolini: giocava al Rugby, adescato dal sapore arcaico di questo sport, e preparava la definitiva abiura al Calcio tossico dei magnati e del capitale.

Pallanuoto – La fatica acuta di Antracite Lignano e la rivoluzione francese
azione Antracite Lignano, Chiara Sodano
La persecuzione e l’assassinio di Jean Paul Marat raccontata da un portiere di pallanuoto immerso in una vasca da bagno. Antracite calca sulla testa la sua calottina rossa. Di tanto in tanto, una donna in accappatoio gli tira con inaudita violenza un pallone giallo. Lignano riesce a parare il pallone, quasi sempre. Ma a volte i palloni cadono, rimbalzano e si perdono; come la storie che si dimenticano, come le partite finite in pareggio, o come certe rivoluzioni. Tutto da rifare!


Giovedì 23 settembre 2004 ore 21:00
Nuovo Teatro Nuovo

Vita da uomini

con Paolo Sassanelli
regia Pierpaolo Sepe
produzione Edizioni Interculturali

Il calcio. Il muro di Berlino. La Germania Est. La fine di un mondo, di un’ideologia raccontata da un allenatore. Un calciatore diventa una guardia di confine. Il suo compito è di non lasciar passare nessuno. Un giorno è costretto ad uccidere un uomo. Ma dopo un anno, quel confine non c’è più ed il calciatore viene condannato da un tribunale presieduto da un giudice donna. Quel giudice non conosce il calcio. Quel giudice non sa cosa voglia dire eseguire gli ordini. Ciò in cui si era costretti a credere diventa una colpa, una vergogna. Nuove colpe sostituiscono le vecchie. Il bene ed il male difficilmente spiegabili. Difficile da spiegare perché tutto questo sia accaduto e accade. Il mondo cambia dimenticando troppo presto ciò che era. Un allenatore di calcio alleva uomini e, se un avversario corre verso la tua porta, bisogna fermarlo. Anche con la forza. Questa regola non potranno cambiarla mai.


Venerdì 24 settembre 2004 ore 19:00
Teatro Il Piccolo

Sport. Rodari racconta i miti

riduzione di Michele Monetta e Salvatore Cipolletta
con Maurizio Azzurro, Marco Busciolano, Olga Cera Cotza, Eva Chiorazzo, Patrizia Dore, Manuela Schiano
arpa celtica Fabia De Luca
training e movimento Lina Salvatore
aiuto regia Pasquale Napolitano
video, ricerca immagine, foto e grafica Roberto Di Bello
impianto scenico, costumi e attrezzeria Veronica Netti
scenografo decoratore Ennio Ecuba
disegno luci e fonica Massimo Abbate
assistente e direttore di scena Manuela Schiano
regia Michele Monetta

È uno spettacolo ispirato al mito di Atalanta e ispirato all’omonimo testo scritto da Gianni Rodari, praticamente sconosciuto ai più. Atalanta ci fa conoscere un Rodari diverso e alle prese con le storie ispirate alla mitologia classica (gli Argonauti, il Minotauro…) alle quali offre la sua inconfondibile impronta ironica.
L’azione si sviluppa in un tempo tra gli anni ’30 e ’40, e ha come motore e ispirazione le Olimpiadi di Berlino di quegli anni. Uno strambo e bizzarro giornalista-radiocronista, deve ultimare un complesso articolo sullo sport e sulle Olimpiadi, ma non trova il consenso e la complicità del suo caporedattore che gli chiede un articolo con intervista all’atleta. Ribelle a questi schemi, il giornalista tuffandosi con l’immaginazione nel tempo, propone un’altra dimensione e qualità dello sport utilizzando il Mito greco della giovane Atalanta, e su di essa sviluppa un articolo\radiocronaca sul valore dell’attività sportiva e sulle qualità morali e artistiche che in essa rappresentano l’obiettivo e il principale scopo di una lunga e faticosa preparazione psicofisica. Lo sport, quindi, come: euritmia, gioco, creatività, rigore, sviluppo dell’intelligenza cinetica e cinestetica, coordinazione, nonché forza e sviluppo morale.
Atalanta è la ragazza atletica, libera nei boschi dell’antichità, dall’atteggiamento fiero e sportivo, dal passo veloce come una gazzella e armata, come Diana, di arco e frecce. Allevata da un’orsa (un po’ come Tarzan allevato dalle scimmie) ha un vivo e diretto contatto con la natura e, a differenza della comunità umana, preferisce vivere all’aria aperta, considerando le case come anguste prigioni.
Sport. Rodari racconta i miti non vuole essere solo un raffinato esempio di teatro, ma anche una sorta di giocattolo prezioso e unico nelle mani dei ragazzi, degli insegnanti e dei genitori, un mezzo onirico\mitologico per la conoscenza di leggende mediterranee e, quindi, un utile strumento di crescita e maturazione.
L’attore è un atleta del cuore
Antonin Artaud


Sabato 25 settembre 2004 ore 21:30
Nuovo Teatro Nuovo

Il cielo sopra la traversa

di e con Claudio Di Palma
musiche Luca Urciuolo
produzione Vesuvioteatro

Parole di calcio, racconti di football si intrecciano e inseguono in una visione onirica eppure concreta. Uno scenario irreale in cui transitano messaggeri del gran calcio, cerimonieri e vittime del rito del pallone. Un narratore invita gli spettatori ad una sospensione leggera sopra i rettangoli di gioco. Sotto i loro sguardi si giocano partite, si celebrano vittorie, si consumano inevitabili e dolorose sconfitte. Tutti, come uno sparuto manipolo di tifosi, dal loro osservatorio di fortuna assistono alle gare, rapiti dagli incanti di una rabona e dal fascino di un passo-doble. Catenacci e contropiede sono fotogrammi della memoria che ricomposti si presentano come una coreografia in cui miracoli e papere, tackle e tacchetti sono danza di mani e piedi ispirati. Il canto dei tifosi è propiziatorio , richiama figure e leggende della storia del calcio, evoca luci e trasparenze di miti involontari eppure imponenti, trascina nell’agone di una partita senza fine che si protrae nel tempo con costante vigoria ed immutata classe.


domenica 26 settembre 2004 ore 17:30
Virtus Partenopea

Clinch

di Francesco Pititto
con Stefano Jotti
regia Renato Carpentieri e Stefano Jotti
produzione LiberaScenaEnsemble
“Ho sempre avuto molta ammirazione e curiosità per il “mondo della boxe” e da tanto tempo avevo voglia di interpretare il ruolo di un pugilatore; ma non è assolutamente facile trovare un testo che racchiuda in sé sport e umanità come il testo di Francesco.
Il pugilatore protagonista dello spettacolo è un professionista, cioè fa questo per vivere, per mangiare, è il suo lavoro. Lavoro duro che ti riempie la faccia di lividi, al di là della vittoria e della sconfitta, che ti fa sentire solo quando le cose non vanno bene e al settimo cielo quando tutto funziona bene; che si avvicina tantissimo al lavoro dell’attore, tanto da spingere grandi maestri del teatro come Stanislavskij, Artaud, Brecht, Copeau ecc. a scrivere trattati su questa comparazione.
Il testo di Francesco Pititto mi ha da subito emozionato, e questa per me è la cosa più importante nel mio rapporto con un’opera d’arte, leggendo sento l’odore delle palestre di boxe che ho frequentato per alcuni anni, del sudore, l’odore della fatica e della solitudine.
Da alcuni anni la mia ricerca teatrale si rivolge allo studio di un mondo dove il personaggio principale monologante è un “vinto”. Degli anti-eroi, che si muovono in mondi piccoli, forse emarginati, ma anche che per me racchiudono in loro tutta la semplicità dell’universo.
Il protagonista di “Clinch” va inserito in questa galleria di personaggi, e ancora una volta la sfida è grande, ma grande è anche la voglia di giocarla
Buon divertimento!”
Stefano Jotti
“Non sono uno sportivo, la boxe è solo un pretesto, il pretesto migliore per raccontare una storia di sofferenza, di umanità, di arte di arrangiarsi, di fine inevitabile.
La boxe mette a disposizione tante storie. Io mi sono inventato la mia. Ho scelto il momento più “umano”, quello del clinch, quando l’uno più debole abbraccia l’altro più forte. Occorre riprendere fiato per continuare, anche a costo di sacrificarsi ai pugni ravvicinati, alla demolizione finale; si rischia una fine impetuosa che però si può rimandare, basta riprendere fiato, e poi forse si arriva all’ultimo round chissà…
Se a questa pietà aggiungiamo una sorprendente furbizia arriviamo alla nostra storia.
Il nostro personaggio approfitta di questa pietà, presume che in una frazione di pietà dell’avversario questi si possa arrestare, e in più, vi aggiunge una sorta di imbarazzo provocato da un lungo abbraccio che può essere male interpretato, frainteso: gioca sui grandi sentimenti e sulle basse interpretazioni. Lo scopo è confondere, immobilizzare anche per un attimo. Per poi colpire, direi a tradimento e a tradimento vincere.
Così si è costruito la carriera, ma durante il match che precede la nostra serata è successo qualcosa di imprevisto: è stato lui a provare un turbamento strano, un’emozione inspiegabile, un attimo interrotto solo da un massacro inarrestabile. E lui, il nostro pugile, ha compreso così di essere arrivato alla fine, al termine di una vita non troppo fortunata ma sempre piena di ricordi come tante storie dentro una sola. L’unica che vale la pena raccontare anche se è sempre la stessa storia.”
Francesco Pititto


domenica 26 settembre 2004 ore 18:30
Virtus Partenopea

Moi

racconto a cura di Claudio di Palma
con Gilles Coullet
produzione Vesuvioteatro

La cantante e il boxeur. L’angelo e il bombardiere dove il più potente è destinato a soccombere. Hymne a l’amour, inno alla morte. Questo l’incipit del racconto Moi che tende a rimarcare quell’intreccio di vigore e grazia pregio e danno dell’amore tra Edith Piaf e Marcel Cerdan. Richiami e corrispondenze di un amore tragico ed epico. La storia del campione: le origini, la gloria e la disfatta. L’attaccamento morboso di Edith, il suo bisogno disperato di Marcel.Una voce ed un corpo sofferti, sensuali e delicati.
Il racconto si snoda tra le cronache di straordinari match e il ricordo dell’appassionato legame epistolare tra gli amanti. Il racconto punta verso il destino fatale di un’ultima sospensione del sentimento, una sospensione precipitata nella notte tra il 27ed il 28 ottobre 1949 sul cielo delle Azzorre. Precipitata con il F.R.A.Z.N. dell’Air France sul quale viaggiava Marcel. È morto in cielo dunque è in cielo disse Edith. Disarmante e delicata è la parola: Fine.


lunedì 27 settembre 2004 ore 21:30
Buovo Teatro Nuovo

Nella solitudine dei campi di pallone

opera pedestre di e con Antonio Martella
musiche Federico Odling
collaborazioni Peppino Mazzotta, Alfonso Postiglione, Francesco Saponaro
produzione le nuvole/rossotiziano
“Non esiste né punteggio, né formazione, né partite. Gli stadi cadono tutti a pezzi. Oggi le cose succedono solo alla televisione.” La profezia di Borges e Casares s’è infine avverata.
Un’accolita di tifosi cerca di sfuggire all’imbroglio raccogliendosi fra i ruderi degli stadi, dove si aggira un mendico, un vagabondo, uno strano sacerdote ossessionato da un’unica domanda: quando è stata giocata l’ultima partita? Deambulando fra le macerie della sua memoria, il narratore finisce per evocare alcuni momenti della vita di Diego Armando Maradona e lo fa con un’enfasi tale da sconfinare oltre i limiti della sublimazione, facendo del “divino scorfano” di Napoli una sorta di beato martire. Quest’ossessione, però, è il segno di un legame profondo che lega il ramingo al genio del calcio mondiale, e sarà proprio questo legame a svelarci chi è infine questo narratore… o almeno chi crede d’essere…
Queste le premesse di un’operina la cui finalità è quella di evocare il calcio a teatro. Esistono migliaia di definizioni del calcio nessuna però può prescindere dalla sua essenza di gioco. Il calcio è un gioco, dunque e quindi qualcosa di maledettamente serio. Esattamente come il teatro. Portare il calcio a teatro, senza voler utilizzare direttamente la drammaturgia perfetta di una partita, o un di campionato, significava per me dover inventare un gioco che stesse in bilico fra due altri giochi, il calcio e il teatro, appunto. Un equilibrismo, come si vede… Un equilibrismo la cui ambizione sarebbe quella di sedurre col teatro chi non ama il calcio, e sedurre col calcio chi non ama il teatro.
Ho saccheggiato molti fra i migliori scrittori di calcio, ciò però non m’ha impedito di cogliere nel Mozart e Salieri di Puskin lo spunto più fertile. La mia però è un opera pedestre che arriva solo ad un volenteroso scimmiottamento di questo gioiello, già fonte di altre e più nobili imprese.
Antonio Marfella


mercoledì 29 settembre 2004 ore 20:00
Spazio Ferrari

Volée

drammaturgia Alberto Severi
con Francesca Gamba, Enzo Mirone
musiche Eugenio Ottieni
costumi Susanna Liso
regia Nadia Baldi
produzione C.I.S.D.-Centro Internazionale di Scrittura Drammaturgica La Loggia
Teatrino dei Fondi – S.Miniato

L’importante è partecipare: chi ci ha mai creduto? L’importante è vincere. E vincere sempre. Per spigolare alla morte, quanto meno, una parvenza di immortalità.
Così fece, così visse la sua breve frenetica vita Suzanne Lenglen, campionessa di tennis oggi quasi dimenticata dai più, eppure assurta al rango di autentico Mito, e di idolo delle folle, nella manciata di anni fra le due guerre mondiali.
Basandosi sull’accurata biografia recentemente redatta da Gianni Clerici, con scupolo certosino (Divina , Corbaccio editore), la pièce ne spia le mosse e i falsi movimenti (colti in rapide tappe, quasi a tempo di ragtime, o di charleston), nel momento cruciale del passaggio al professionismo: una scelta spericolata, a quei tempi, e vissuta dall’establishment sportivo, con buona dose di ipocrisia, come una sorta di tradimento e di prostituzione. Nell’America anni Venti, ancora non sconvolta dalla Crisi, la bruciante parabola esistenziale, prima che sportiva, di una donna per molti versi estrema, elegante e nervosa, fragilissima anche se apparentemente invincibile, amica di Mary Pickford e Jean Patou, Josphine Baker e Man Ray, Jean Cocteau e Douglas Fairbanks; condannata a vincere, per estinguere l’ipoteca di un rapporto maniacale e vampiresco col padre: in una sfida, perduta in partenza, con la morte e l’oblio. Attorno a Suzanne, affascinati o respinti, tanti uomini (colleghi tennisti, avversari, impresari, amanti, giornalisti, il padre morboso e “vampiro”), coi quali la Campionessa intreccia scambi di battute simili a rapidi palleggi di tennis, dominati dall’obbligo di essere spiritosi, brillanti e un po’ cinici, mentre la catastrofe incombe, e non è poi detto, alla fin fine, che la notte sarà tanto tenera.
Alberto Severi
“La scrittura scenica di Volée ci suggerisce un viaggio senza una logica apparente, senza soluzione di continuità temporali, rincorrendo immagini e suoni partoriti dal fascino stesso di questo personaggio. I riflessi emotivi e sonori dello sport hanno ispirato la messinscena in un processo di integrazione tra la memoria di Suzanne e l’articolata interiorità delle mie memorie di ex sportiva . La messinscena rappresenta, nell’interazione con gli attori, lo strumento per uno sprofondamento irrazionale tra le energie, punta dunque al recupero del gioco alto, ad un perdersi cosciente e creativo, a quel gioco, insomma tra follia e metodo che è poi in fondo il lavoro dell’attore e… dell’atleta.”
Nadia Baldi

lunedì 20 settembre 2004 ore 21:30
Teatro Trianon | Napoli

Motion Pictures Sport

film di montaggio in quattro episodi
regia Francesco Di Pace
montaggio Dario Cece
durata 120’
origine Italia

1° episodio
Pugni al vento
Ripercorre il cinema sulla boxe con brani di film drammatici ma anche incursioni commedie, parodie e cartoons.

2° episodio
Lo sport preferito dall’uomo
Lo sport preferito dall’uomo, cioè il calcio, privilegia naturalmente la produzione italiana con immagini degli allenamenti, delle tifoserie, degli spalti, delle azioni di gioco, delle radiocronache, degli arbitri, degli ultrà. In un assemblaggio di sequenze prevalentemente parodistiche.

3° episodio
La palla non è (solo) rotonda
Si configura come una gustosa e serrata panoramica degli altri sport nei quali si utilizza la palla di varie dimensioni e forme.

4° episodio
Velocità massima
È un’incursione nelle pellicole che raccontano imprese sportive su due e quattro ruote, gare di corsa e di ippica.


martedì 21 settembre 2004 ore 22:30
Multicinema Modernissimo | Napoli

Palombella Rossa

regia Nanni Moretti
soggetto & sceneggiatura Nanni Moretti
fotografia Giuseppe Lanci
musiche Nicola Piovani
montaggio Mirco Garrone
scenografia Giancarlo Basili, Leonardo Scarpa
interpreti Asia Argento (Figlia Di Michele), Imre Budavari (Giocatore Di Pallanuoto), Eugenio Masciari (L’arbitro), Nanni Moretti (Michele Apicella), Claudio Morganti (Un Seccatore), Silvio Orlando (L’allenatore), Mario Patane’, Remo Remotti, Raoul Ruiz (Il Sudamericano), Alfonso Santagata (Un Seccatore), Fabio Traversa (Il Vecchio Amico), Mariella Valentini (La Giornalista)
produzione Sacher Film, RAI UNO, Roma – Palmyre Film, Sofina, Paris
origine Italia
anno di produzione 1989
durata 89’
distribuzione Titanus Distribuzione – Videogram, Titanus Distribuzione Video Number One Video, L’unita’ Video (Number One)

Michele Apicella, deputato comunista trentacinquenne e giocatore di pallanuoto, soffre di amnesia a causa di un incidente. Durante una partita in cui gioca contro la squadra di Acireale affiorano improvvisamente alla sua mente ricordi della sua vita come quando, ad esempio, da bambino era costretto dalla madre e dall’arbitro a tuffarsi nella piscina che, invece, lo terrorizzava, per diventare, suo malgrado, giocatore di pallanuoto. O come quando, ventenne, propagandava la sua fede comunista ‘porta a porta’. Nel corso dei time out della partita parla a bordo vasca con vari personaggi, fra cui un giovane cattolico assillante, che respinge costantemente, e una giornalista che lo intervista su argomenti politici, ma che lo esaspera con le sue frasi fatte. Intanto la partita sta per essere vinta dagli avversari e la squadra di Michele otterrebbe il pareggio se Michele non sbagliasse l’ultimo tiro: una “palombella”, un tiro lento a parabola in grado di sorprendere il portiere. Deluso dalla vita, Michele, allontanandosi, ha un secondo incidente in seguito al quale ricorda quando, bambino, rise “senza ragione” vedendo durante una manifestazione politica un simbolico sole rosso dipinto su di un grande cartellone.


martedì 21 settembre 2004 ore 18:30
Multicinema Modernissimo | Napoli

Quando eravamo re (When We Were Kings)

regia Leon Gast
soggetto & sceneggiatura Leon Gast
fotografia Maryse Alberti, Paul Goldsmith; Kevin Keating, Albert Maysles, Roderick Young
musiche originali Miriam Makeba (song “Am Am Pondo”); Lauryn Hill (song “Rumble In The Jungle”), Wyclef Jean (song “Rumble In The Jungle”)
musiche non originali Joe Josea (song “Sweet Sixteen”); James Brown (songs); B.B. King (song “Sweet Sixteen”)
montaggio Leon Gast, Taylor Hackford; Jeffrey Levy-Hinte; Keith Robinson
interpreti Muhammad Ali (Se stesso), George Foreman (Se stesso), Don King (Se stesso), James Brown (Se stesso), B.B. King (Se stesso), Mobutu Sese Seko (Se stesso – Presidente dello Zaire), Spike Lee (Se stesso), Norman Mailer (Se stesso), George Plimpton (Se stesso), Thomas Hauser (Se stesso), Malick Bowens (Se stesso), Lloyd Price (Se stesso), Wilton Felder (Se stesso – sax del gruppo The Crusaders), Wayne Henderson (Se stesso – trombone del gruppo The Crusaders), Stix Hooper (Se stesso – batteria del gruppoThe Crusaders), Joe Sample (Se stesso, piano del gruppo The Crusaders), Miriam Makeba (Se stessa)
produzione David Sonnenberg, Leon Gast, Taylor Hackford
origine USA
anno di produzione 1996
durata 89’
distribuzione Mikado Film
Vincitore del Premio Oscar 1997 come Miglior Documentario

Nato come documentario sulle ore predenti l’incontro in Zaire tra il campione dei pesi massimi George Foreman e lo sfidante al titolo mondiale Mohammed Alì, Quando eravamo re si è trasformato lungo il tragitto in un documentario che celebra la carriera e la vita di Mohammed Alì, ricostruiti attraverso l’uso di reperti d’archivio, e interviste a Gorge Plimpton e Norman Mailer, ovverosia i più famosi reporter che registrarono l’evento, e riprese degli allenamenti. La forza e la personalità del campione sono talmente schiaccianti nel film da conferirgli, alla sua uscita, l’attribuzione da parte del popolo dello Zaire di profeta della liberazione.


lunedì 27 settembre 2004 ore 20:00
Multicinema Modernissimo | Napoli

Olympia II (Olympia II Teil, Fest der Schönheit)

regia Leni Riefenstahl
soggetto & sceneggiatura Leni Riefenstahl
fotografia Wilfried Basse, Josef Dietze, Edmund Epkens, Hans Ertl, Walter Frentz
musiche Walter Gronostay, Herbert Windt
montaggio Leni Riefenstahl
produzione Olympia Film (Direttori di Produzione:Walter Traute, Walter Grosskopp)
origine Germania
prima Rappresentazione 20 Aprile 1938
luogo Palast Am Zoo, Berlino, Germania
durata 89’
distribuzione E.n.i.c.; Klf Music Dvd (2003)
Premio Coppa Mussolini per il miglior film, Mostra di Venezia, 1938
ex-aequo con il film Luciano Serra pilota

Documentazione dei grandi giochi olimpici internazionali di Berlino 1936, Olympia celebra il corpo umano combinando la poesia dei corpi in movimento con i primi piani dei grandi atleti nella tensione della competizione. La produzione tende a glorificare il corpo maschile e sembra esprimere, come è stato detto in passato, l’atteggiamento nazista nei confronti del — atletico. Riefenstahl cattura la grazia degli atleti nell’hockey, nel calcio, nel ciclismo, nell’ippica, negli sport acquatici e negli eventi ginnici, dando poi particolare rilievo al Pentatlon e al Decatlon, il cui vincitore fu l’americano Glenn Morris. Il documentario termina con la trionfante conclusione dei giochi olimpici.


martedì 21 settembre 2004 ore 20:30
Multicinema Modernissimo | Napoli

I Cinghiali di Portici

regia Diego Olivares
soggetto & sceneggiatura Diego Olivares
fotografia Cesare Accetta
musiche originali Zabrinski
montaggio Giuseppe Franchini
scenografia Antonio Farina
costumi Lilla Angellotti
interpreti Ninni Bruschetta (Ciro), Carmine Borrino (Raimondo), Carlo Caracciolo (Angioletto), Vito Colonna (Mimmo), Vincenzo Gambardella (Vito), Michele Gente (Rocco), Salvatore Grasso (Pasquale), Sergio Longobardi (Salvatore).
produzione ASP, Donatella Palermo
origine Italia
anno di produzione 2003
durata 85’

Dramma sociale ambientato in una comunità di recupero per minori a rischio, alla periferia di Portici (Na), I Cinghiali di Portici narra di un gruppo di ragazzi che si trova ad affrontare, per pura casualità, un campionato di rugby, sport che nessuno di loro ha mai praticato. In un luogo costantemente attraversato dal rumore del mare e dei treni che passano violenti, si alternano allenamenti e scontri, rituali sportivi e riti quotidiani. L’istitutore sceglie lo sport per tenere coesi i ragazzi e per cercare di trasmettere loro il sogno di una vita diversa da quella cui si sentono condannati.
Il film è stato presentato in concorso al Torino Film Festival 2003.


martedì 21 settembre 2004 ore 22:30
Multicinema Modernissimo | Napoli

L’uomo in più

regia Paolo Sorrentino
soggetto & sceneggiatura Paolo Sorrentino
fotografia Pasquale Mari
musiche originali Pasquale Catalano
montaggio Giogio’ Franchini
costumi Silvia Nebiolo
interpreti Toni Servillo (Tony Pisapia); Andrea Renzi (Antonio Pisapia); Angela Goodwin (Madre Di Tony); Nello Mascia (Il Molosso); Ninni Bruschetta (Genny); Peppe Lanzetta (Salvatore); Stefania Barca (Monica); Italo Celoro (Allenatore); Maurizio Cocorullo (Filippo Reale); Rosaria De Cicco (Maria); Roberto De Francesco (Gigi Moscati); Beniamino Femiano (Presidente); Marzio Honorato (Tagliaferri); Monica Nappo (Veronica); Enrica Rosso (Elena); Clotilde Sabatino (Vanna)
produzione Nicola Giuliano, Francesca Cima, Angelo Curti, Kermith Smith per Indigo Film e Keyfilms
origine Italia
anno di produzione 2001
durata 100’
distribuzione Keyfilms

Due omonimi e due storie che si incrociano. Nel 1980 Tony Pisapia, affermato cantante di musica leggera seduce una minorenne e, scoperto da moglie e figlia, viene incarcerato per stupro.
Nello stesso anno Antonio Pisapia, stopper di serie A determina, con un suo goal, l’ingresso della sua squadra in Coppa Uefa ma, proprio mentre la sua carriera è in ascesa, si rompe i legamenti ed è costretto a ritirarsi.
Nel 1984 Tony esce dal carcere ormai abbandonato dal suo pubblico, e i suoi tentativi di aprire un ristorante sono fallimentari.Intanto Antonio, diventato allenatore, non riesce a conquistare la fiducia dei giocatori e prova e riprova in modo ossessivo schemi di sua invenzione all’interno di casa sua.
Sull’orlo di una crisi, Tony e Antonio si incrociano al mercato. Tony cerca un contatto con Antonio che invece si toglie la vita sparandosi. Nell’intento di vendicare la sua morte Tony trova e uccide il presidente della squadra di calcio di Antonio e ritorna in prigione.


domenica 26 settembre 2004 ore 21:30
Multicinema Modernissimo | Napoli

Vinci per me (The Ring)

regia Alfred Hitchcock
soggetto & sceneggiatura Alfred Hitchcock; Alma Reville
fotografia Jack E. Cox
effetti visivi W. Percy Day
interpreti Carl Brisson (‘One-Round’ Jack Sander); Lillian Hall-Davis; Ian Hunter (Corby); Forrester Harvey (Promoter), Harry Terry (Showman); Gordon Harker (Allenatore di Jack)
produzione John Maxwell
origine GB
anno di produzione 1927
durata 108’

Pugile da luna park, Jack Sander è chiamato One Round Jack perché vince sempre al primo round. Durante uno dei suoi incontri viene però battuto dal campione australiano Bob Corby, che in seguito lo lancia nello sport professionistico e la cui moglie inizierà una relazione con lo stesso Jack.
Dopo una serie di vicissitudini, in un incontro tenuto all’Albert Hall Bob Corby riesce a prendersi una doppia rivincita battendo il rivale sul ring e riconquistando la sua stessa moglie.

giovedì 30 settembre 2004
Nuovo Teatro de’ I Rinnovati | Portici

presentazione del progetto

Campi di allenamento

a cura di Claudio Di Palma
per i laboratori da attivare nella stagione scolastica 2004/2005

Convinti della necessità di dover consolidare e ripristinare una cultura sana e morale dello sport, si ritiene indispensabile dirigere questo proposito verso i giovani e i giovanissimi. In quest’ottica i laboratori che si attiveranno e gli spettacoli che si presenteranno saranno diretti ad allievi di scuola elementare e delle medie sia inferiori che superiori dell’intero territorio regionale campano.
Sui campi di allenamento si sperimentano schemi e regie; si gioca, si vince e ci si esalta. Si gioca, si perde e si ricorda, imparando così a crescere.
Sui campi di allenamento si apprendono le regole del gioco.

a seguire

Armando’s Sport Club

di Paola Carbone e Bruno Sinopoli
regia Paola Carbone
a cura dell’Istituto Comprensivo Matilde Serao di Volla | Napoli
Quando abbiamo deciso di dedicare questo terzo anno di laboratorio al tema dello sport sapevamo già che sarebbero venuti fuori i nomi dei grandi campioni del passato che hanno segnato l’immaginario collettivo come Pelé o Cassius Clay, o di campioni più recenti e più discussi come Maratona e Pantani, o al limite, di figure più “leggere” come Valentino Rossi, Bobo Vieri e Totti. Quello che non potevamo immaginare è che tra questi nomi spuntasse a sorpresa quello di Pippo, il grande eroe olimpionico di Walt Disney che riesce a infilarsi i pantaloni con gli sci ai piedi o rimbalza sul parquet e “va a canestro” dopo aver ingoiato il pallone. Alla fine è risultato proprio lui l’emblema del nostro lavoro: lo sport vissuto come gioco, animato dalla fantasia, lontanissimo dal doping e dalle scommesse clandestine. Le storie dei ragazzi sono come al solito sconclusionate e divertenti anche se tra le righe non mancano i riferimenti a volte agghiaccianti alla realtà. Fanno da sfondo alle azioni sceniche foto di campetti di calcio ricavati dove solo la fantasia di un bambino può arrivare.
I nostri ragazzi hanno imparato, in questo percorso durato tre anni a mettersi in gioco, ora…tocca a voi spettatori.
Benvenuti nell’Armando’s Sport Club.

a seguire

La trasferta

di Giovanni Meola
a cura della Compagnia Laboratoriale Virus Teatrali
con Luigi Credendino, Biagio De Caro, Donato Di Maso, Carla Manco, Gaetano Mandato, Alessandro Palladino, Adriana Palmentieri, Alessio Sepe, Luigi Toraldo
scenografia e costumi Annalisa Ciaramella
assistente alla regia Elena Palmentieri
regia Giovanni Meola
I ‘canilli arraggiati’, frangia estrema della tifoseria napoletana, teppistelli pronti a tutto pur di sfogare la loro aggressività; Gigetto ed i suoi amici, appassionati delle fedelissime interpretazioni delle commedie di Eduardo De Filippo che Gigetto stesso è in grado di fare.
A far da collante,un segreto che lega cinque dei giovani protagonisti.
Partiti tutti assieme per una trasferta al Nord, al seguito del Napoli, lunga e pericolosa, il ‘dio-pallone’ ci mette lo zampino, pretendendo il suo periodico,brutale e rituale sacrificio umano.
Di stretta attualità, ”La Trasferta” proietta nel mondo di ordinaria follia di un viaggio senza ritorno verso un destino violento e ingiustificato.
La mentalità di questi giovani tifosi è quella di chi pensa che ‘a ffinale, a nuie povera ggente ca c’è rimasto? Ll’ate teneno ‘e sorde e ‘a bella faccia ‘e parla’ pulito, educato. A nuie, sulo ‘o pallone c’è rimasto!’

con il contributo di

COMUNE DI NAPOLI
Assessorato alla Cultura
Assessorato allo Sport e ai Grandi Eventi

PROVINCIA DI NAPOLI
Assessorato allo Sport e Politiche Giovanili
Assessorato ai Beni Culturali e Paesaggistici

TEATRO PUBBLICO CAMPANO

con il patrocinio di
REGIONE CAMPANIA

CONI
Comitato Provinciale di Napoli

un progetto
VESUVIOTEATRO

direzione artistica
Claudio Di Palma

direzione organizzativa
Dora De Martino, Giuseppe Liguoro

comunicazione
Francesca Liguoro

marketing
Maurizio Marino

ufficio stampa
Silvia Signorelli – S.V.S.

direzione tecnica
Carmine Iula

segreteria organizzativa
Lino Adaggio
Massimiliano Gaudiosi
Luciana Nacar

promozione e ospitalità
Giustina D’Oriano

progetto grafico
Kaleidos

cover di copertina
Emanuele Tammaro

progetto video documentaristico
Mauro Ascione

produzioni audio/video
Digigraf productions

interventi musicali
Floriano Bocchino

service audio/luci
Meta s.a.s.

coordinamento progetto pentathlon
Nico Mucci

promozione Campi di Allenamento
Paola Acampa

sezione cinema a cura di
Francesca Liguoro
Cinemascope Independent Film Journal

amministrazione
Percorsi di Scena

Si ringraziano
Carla Ascione, Giulio Baffi, Alberto Castellano, Giampaolo De Rosa, Umberto Di Palma, Rita Felerico, Lino Florito, Mario Franco, Nicola Giuliano, Mimì Pessetti, Tullio Pironti, Giorgio Porrà, Pasquale Saponaro.

Si ringrazia inoltre per la collaborazione
Ente Teatro Cronaca, Goëthe Institut, Multicinema Modernissimo, Nuovo Teatro de’ I Rinnovati, Nuovo Teatro Nuovo, Polisportiva Partenope, Spazio Ferrari, Teatro Il Piccolo, Teatro Trianon, Virtus Partenopea.


Spazi

Chiesa San Severo al Pendino
Via Duomo, 286 Napoli

Multicinema Modernissimo
Via Cisterna dell’Olio, 59 Napoli

Nuovo Teatro de’ I Rinnovati
Viale Tiziano, 15 Portici

Nuovo Teatro Nuovo
Via Montecalvario, 16 Napoli

Polisportiva Partenope
Via Parco del Castello, 1 (piazza Municipio) Napoli

Spazio Ferrari
Via Cervantes, 58 Napoli

Teatro Trianon
Piazza Calenda, 9 Napoli

Virtus Partenopea
Vico San Domenico Maggiore, 18 Napoli


Biglietti

Ingresso libero: fino ad esaurimento posti.

Ingresso ad invito: gli inviti possono essere ritirati, previa telefonata ai numero 0815523829 – 081 5520150, in via Benedetto Croce, 19 Napoli.

Ingresso a pagamento: i biglietti possono essere acquistati presso gli spazi un’ora prima dell’inizio degli spettacoli.

il calendario di SportOpera 2017

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